Teatro Amintore Galli: Chi ha paura di Virginia Woolf?
Antonio Latella affronta un testo celebre che lo riporta alla drammaturgia americana e lo fa con un cast che spiazza e aggiunge potenza a quella che spesso viene sintetizzata come una notturna storia di sesso e alcool.
Tutto accade in una notte, perché per Albee, come per la stessa Woolf, il tempo è circolare e non invecchia mai. La Woolf è presente nei due protagonisti che fanno da specchio alla giovane coppia scelta come sacrificio di un violentissimo e disperato amore e la ritroviamo anche in un’idea di narrazione che vede nell’invenzione l’unico modo per sconfiggere la morte.
Ed è infatti quello che l’autore fa fare a Martha e Goerge, portando questa coppia, ormai morente, a inventare l’esistenza di un figlio mai esistito per ricrearsi, per restare in vita. Albee, nel rifuggire ogni sentimentalismo, applica una sua personale lente di ingrandimento al linguaggio mostrando come esso sia un’arma efferata per attaccare e ridurre a brandelli l’involucro in cui ciascuno di noi nasconde la propria personalità e le proprie debolezze.