Sasso Simone e del Simoncello

Nel cuore del Montefeltro, nella zona più settentrionale dell’Appennino umbro-marchigiano, vi è un’area protetta di quasi 5 mila ettari, che per un terzo ricade nel comune di Pennabilli, il centro abitato più a sud dell’Emilia Romagna.

In un paesaggio di verdi e morbide colline, due colossi di roccia dalle cime piatte emergono come fossero giganti. Uno di fronte all’altro, da milioni di anni i grandi massi calcarei del Sasso Simone e del Simoncello, insieme al Monte Carpegna con i suoi 1415 mt, si fronteggiano definendo l’orizzonte di tutta l’area. 

Il loro profilo è inconfondibile: visibili dall’Adriatico, da sempre sono un punto di riferimento fondamentale per chi attraversa questo territorio, imponendosi alla vista ed esercitando una grande forza evocativa.

Attorno a loro si estendono boschi, prati e ambienti rurali punteggiati da castelli, rocche e borghi che raccontano storie affascinanti, come nel caso della città-fortezza del Sasso, edificata da Cosimo I de’ Medici intorno alla metà del XVI secolo.

L’ambiente e i paesaggi

Il parco ha una vegetazione molto diversificata. L’area attorno ai Sassi è caratterizzata da un grande bosco a dominanza di cerro, considerato uno dei più estesi d’Europa. Altre zone, invece, sono occupate da foreste miste di noccioli e aceri che nella stagione autunnale regalano un incredibile spettacolo di luci e ombre.

Al centro, infine, si erge il profilo del Monte Carpegna rivestito in gran parte da prati sommitali che, nella tarda primavera, si colorano con un tappeto di orchidee, crochi e ranuncoli.

La varietà di ambienti favorisce una fauna selvatica molto ricca. Accanto ai mammiferi tipici di collina e di media montagna, tra cui anche il lupo, vi è una significativa presenza di rapaci diurni e notturni come lo sparviero, l’astore, l’aquila reale e il falco pellegrino.

Cosa Fare

Per chi vuole visitare e scoprire le bellezze del parco sono possibili diversi itinerari, a seconda degli interessi. In estate e in inverno si possono esercitare le più disparate attività sportive per vivere i suoi ambienti naturali, conoscere le particolarità geologiche e le rarità botaniche, o anche incontrare la fauna selvatica o scoprire le testimonianze artistiche e monumentali presenti nel territorio.

A piedi, a cavallo o in mountain bike, tutta l’area è servita da una ricca viabilità interna che permette di raggiungere la quasi totalità delle principali mete escursionistiche, tra cui si segnalano le ultime due tappe dell’Alta Via dei Parchi che dal Monte Fumaiolo conducono all’Eremo della Madonna del Faggio.

Infine, tutto il comprensorio è dotato di aree attrezzate per i suoi ospiti e anche di un Museo Naturalistico (Pennabilli) e di un Parco Faunistico (Pian dei Prati), con animali domestici e selvatici e centri di educazione ambientale.

Entroterra e i borghi di Rimini

Grotte di Onferno

A pochi chilometri dall’affollata costa romagnola,Rimini nell’entroterra della Valconca, si trovano la Riserva naturale e le Grotte di Onferno. La Riserva naturale sembra essere lontana mille miglia dalla confusione della città: quiete, relax e immersione nella natura sono le sue caratteristiche principali.

STORIA DI ONFERNO

“Castrum Inferni” si chiamava un tempo questo grazioso parsino arroccato sulle colline della Valconca. Nei secoli il nome è diventato addirittura Inferno, prima di stemperarsi nell’attuale Onferno. Il motivo di questo sinistro richiamo era dovuto alle fumate di vapore che nei mesi invernali, specie al crepuscolo, emanavano dalle rocce lasciando immaginare che proprio lì si celasse l’ingresso degli inferi. In realtà il fenomeno delle fumate è causato semplicemente dalla differenza termica tra l’interno della grotta e l’ esterno, ma l’arcano fu svelato solo nel 1916, quando lo speleologo bolognese Quarina visitò per primo la grotta.

Le prime notizie storiche sul paese di Onferno risalgono al 1231, quando compare appunto il nome di “Castrum Inferni”. Il passaggio dal nome Inferno a quello attuale di Onferno è avvenuto nel 1810 per mano del vescovo riminese Gualfardo, che probabilmente voleva far scomparire il regno di Satana dalla sua diocesi. Si ritiene comunque che la fondazione di Onferno sia precedente al 1231, e risalga al tempo delle invasioni barbariche come rifugio per le popolazioni locali. In passato, Onferno rivestì una certa importanza grazie alla sua posizione strategica e alle cave di gesso, che rifornivano tutti i paesi vicini.

Fu un possedimento dei Malatesta, espugnato e distrutto da Federico da Montefeltro nel 1469. L’importanza di Onferno è confermata anche dalla Pieve di Santa Colomba, una delle prime chiese del riminese. Le prime notizie sulla costruzione provengono da bolle papali, e risalgono al 1139 e al 1144. Oggi purtroppo dell’antica pieve rimane poco: distrutta completamente la chiesa nel 1944, si possono ancora vedere la torre e la canonica, risalenti al XIX secolo.

GROTTE DI ONFERNO E LA RISERVA NATURALE

Il complesso carsico di Onferno è considerato tra i più importanti d’Italia tra le grotte di gesso. Scavate dalle acque di un torrentello, che nel corso di millenni si è fatto strada attraverso la roccia, le grotte di Onferno si aprono alla base del grande e singolare masso gessoso su cui anticamente sorgeva il “Castrum Inferni”. La grotta ha uno sviluppo di circa 400 m. con un dislivello di 64 m. e una delle sue caratteristiche è rappresentata dalla presenza di cospicue colonie di pipistrelli (oltre 8000 esemplari). Lungo il percorso si incontrano stanze di diversa grandezza, alcune molto ampie, altre più piccole e ricche di creazioni. La parte più famosa della grotta è la Sala Quirina, detta anche Sala dei Mammelloni per le grosse protuberanze coniche di gesso che sporgono dal soffitto. Questi mammelloni, spettacolari per dimensioni e numero, sono tra i più grandi d’Europa.

Il territorio della Riserva ha caratteristiche del tutto peculiari, e non solo grazie alla presenza delle Grotte carsiche di grande interesse scientifico, naturalistico e spettacolare, ma anche per la flora, tipica di altitudini superiori, che cresce a causa della presenza e dell’influsso delle Grotte che hanno una temperatura costante durante tutto l’anno di circa 12/13 gradi. All’interno dei 123 ettari della Riserva si sviluppano una serie di percorsi nella natura di diversa lunghezza e grado di difficoltà ma sempre della stessa bellezza, da fare a piedi o in mountain-bike.

C’è dell’altro: l’antico castello di Onferno ha ripreso vita e fisionomia; la piazzetta al centro del borgo è stata recuperata e conservati gli affioramenti di gesso. La vista dalla piazza è di quelle che tolgono il fiato e curano lo spirito, con San Marino sullo sfondo della Valle del Conca e Sassofeltrio arroccato in primo piano.

La sede della Riserva Naturale è nella antica Pieve di Santa Colomba, oggi restaurata e adibita a museo naturalistico che è un vero e proprio paradiso per i bimbi. Lo spazio espositivo è impostato con la logica del gioco e dell’interattività che stimolano la curiosità e l’attenzione dei bambini (e anche di che bimbo non è più). Un museo, quindi, multimediale provvisto di una tecnologia di prim’ordine ma discreta, dolce e tanto lontana dai video giochi. Uno spazio ideale per la famiglia. Per i più coraggiosi, il Parco offre anche escursioni estive notturne, quando gli inquilini delle grotte, i pipistrelli, sono in grande fermento e volano da una parte all’altra.

COME ARRIVARE ALLE GROTTE DI ONFERNO

La Riserva Naturale Orientata di Onferno é situata nelle colline dell’entroterra riminese, ai confini con il Montefeltro, in vista della costa adriatica e della Repubblica di San Marino.

La riserva si raggiunge imboccando, nei pressi del casello autostradale Rimini Sud, la strada per Coriano e Gemmano, lungo la quale é posto il segnale turistico Grotte di Onferno.

Da Cattolica conviene, invece, risalire la strada di fondovalle del Conca e, superati S. Giovanni in Marignano e Morciano di Romagna, proseguire per Gemmano.

INFORMAZIONI UTILI PER LE GROTTE

  • Centro Visita c/o Pieve di S. Colomba Via Provinciale Onferno, 50 47855 Gemmano (RN)

Info e prenotazioni Cento Visita 2019:

Prima o dopo la visita è possibile visitare anche il Museo Naturalistico e il Giardino Botanico.

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Repubblica di San Marino


San Marino
Una Libertà secolare scolpita nella roccia Un caloroso messaggio, Benvenuti nell’antica Terra della Libertà, accoglie gli oltre due milioni di visitatori che annualmente visitano la Repubblica di San Marino, fondata secondo la tradizione nel 301 d.C. dal tagliapietre Marino, originario dell’isola di Rab, nell’attuale Croazia. Dal piccolo nucleo di seguaci del Santo si è sviluppata nei secoli una comunità organizzata che ha saputo proteggere dagli innumerevoli tentativi di conquista il proprio territorio, che dal 1463 occupa una superficie di 61Km2 .

Dopo una decina di chilometri in breve salita, ci si ritrova ai piedi del Monte Titano, nell’antico Borgo Maggiore, l’antico Mercatale che ha conservato, immutata nei secoli, l’antica impronta delle piazze comunali del XIII secolo. Una funivia offre un comodo servizio, con partenze ogni 15 minuti, che consente di raggiunger il cuore della capitale, San Marino, dolcemente poggiata sulle pendici del monte Titano (mt. 750 s.l.m.) in soli due minuti.

Il Centro Storico, racchiuso entro mura fortificate, offre al visitatore l’opportunità di un intrigante percorso fra caratteristiche contrade di un’epoca lontana, innumerevoli angoli e scorci panoramici di incomparabile bellezza, sentieri che si inerpicano fino a raggiungere le tre torri medievali, costruite dai Sammarinesi quale valido sistema di fortificazioni collegate fra di loro per mantenere, immutata nei secoli, la propria Libertà. che, dalla cima del monte Titano, osservano la meravigliosa vallata sottostante. Dalle rocche l’occhio del visitatore scorge un suggestivo panorama tinto delle diverse sfumature: fanno da cornice le dolci pendenze dell’Appennino Tosco-Emiliano che progressivamente scendono fino alla riviera adriatica.

Nel cuore del centro storico, in Piazza della Libertà si erge il Palazzo Pubblico, sede del Consiglio Grande e Generale (il Parlamento sammarinese). Ricostruito in stile neo-gotico alla fine del XIX secolo, il discorso di inaugurazione fu tenuto da Giosuè Carducci.
Lasciando Piazza della Libertà una breve salita conduce alla Basilica del Santo. In stile neo-classico risale al secolo XIX. L’interno, con tre navate e sette altari, è ricco di statue e quadri di notevole valore. L’altare maggiore, opera del Tadolini, ospita la statua e l’urna con le ossa del Santo. A lato della Basilica si trova la Chiesetta di San Pietro accanto alla quale sono rimaste intatte le scale e i giacigli di pietra scavati nella roccia dai santi Marino e Leo.

Un habitat e un paesaggio con qualità estetiche così speciali che l’Unesco ha dichiarato Patrimonio dell’Umanità. Secoli di indipendenza (dal 1200) per “l’unica città stato che sussiste quale testimonianza eccezionale della istituzione di una democrazia rappresentativa fondata sull’autonomia civica e l’autogoverno…”

Una storia straordinariamente unica quella di San Marino, che si rispecchia in un ordinamento istituzionale originale e per certi versi esemplare: i Capi dello Stato, che sono due, durano in carica per soli sei mesi, presupponendo la impossibilità di usare il potere per acquisire posizioni personali di privilegio.

Tradizione e cerimonie particolarmente suggestive rivivono, immutate da secoli, in occasione delle più importanti festività istituzionali sammarinesi : il 1° Aprile e 1° Ottobre di ogni anno San Marino celebra l’ingresso dei Capitani Reggenti, i due Capi di Stato che reggeranno la Repubblica per i sei mesi successivi., con una cerimonia particolarmente suggestiva che si svolge da secoli seguendo un antico protocollo. Il 3 settembre si celebra la Festa del Santo Patrono e anniversario di Fondazione della Repubblica con una grandiosa festa popolare in cui rivivono antiche tradizioni, tra cui la disputa del Palio delle Balestre Grandi.Notizie aggiuntive: 
Cucina tipica:
L’enogastronomia, tradizionale punto di forza dell’ospitalità romagnola, offre prodotti tipici certificati con marchio di origine e qualità.
Tra i dolci è tipica una torta, detta dei Tre Monti, dalla pasta consistente e friabile allo stesso tempo. Dolci tipici sono anche il caciatello, dessert a base di latte, zucchero, uova e limone.
Vini:
Nella Repubblica, all’interno della regione Romagna, si produce una vasta gamma di vini sia bianchi che rossi e spumanti.
Per i bianchi ricordiamo il Biancame e la Ribolla, freschi e leggeri.
I rossi provengono dal Sangiovese e in loco sono chiamati Brugneto di San Marino. Il Brugneto è un buon vino che tocca i massimi livelli qualitativi nella versione Riserva.
Il Moscato proposto come vino da dessert ricorda il piemontese Asti Spumante ed è brioso, dolce e molto gradevole.
Tutti questi vini sono venduti e difesi dal Consorzio vini tipici di San Marino. Il marchio “Identificazione d’Origine” tutela e valorizza la vitivinicoltura sammarinese.
Acquisti e souvenir:
Per acquistare oggetti di oreficeria e argento sbalzato rivolgersi ai tanti negozi qualificati presenti sul territorio.
Presso l’Azienda Autonoma di Stato di Numismatica e Filatelia si trovano monete e francobolli da collezionismo. Le monete sono suddivise in Ordinarie, spendibili anche in Italia, Argento, solo commemorative, Oro espresse in scudi e spendibili soltanto a San Marino.
Dintorni:
Il territorio della Repubblica di San Marino è diviso in nove Castelli; il primo di essi è il Castello di Città, il nucleo più antico che ha sede sulla sommità del Monte Titano.
Nel Castello di Serravalle si può salire sulla Rocca, a Borgomaggiore si può ammirare il Santuario progettato dall’architetto Michelucci.
In tutti i Castelli c’è qualche curiosità o resti antichi; ad esempio a Montegiardino è stato ristrutturato un castello edificato in parte su una Rocca malatestiana.
Il Monte Titano offre al visitatore bei parchi e pinete come a Montecerreto, a Montecchio e il percorso vita a Domagnano.
Nel Museo dell’Emigrante, Antico Monastero di Santa Chiara, tel. 0549/885171, attraverso una interessante raccolta di documenti ed immagini, viene raccontata una pagina importante della storia sammarinese.
La Clessidra Atomica, in Via Eugippo, si “anima” ogni volta che una bomba atomica viene disattivata.

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San Leo

San Leo L’antichissimo borgo è situato su un enorme masso roccioso tutt’intorno invalicabile, alle spalle della Repubblica di San Marino e della Riviera di Rimini, nella Val Marecchia.


PERCHÉ VISITARLA

San Leo, meravigliosa capitale d’arte, citata da Dante Alighieri nella Divina Commedia, è il fulcro della regione storica del Montefeltro ed è la città che gli ha dato il nome. Nota per le sue vicende storiche e geopolitiche, location per film e documentari, meta turistica d’eccellenza, è la perla preziosa custodita dalla provincia di Rimini.


QUANDO ANDARCI E COSA VEDERE

La straordinaria conformazione del luogo, un imponente masso roccioso con pareti a strapiombo  ne ha determinato, fin dall’epoca preistorica, la doppia valenza militare e religiosa, testimoniate da manufatti di grandissimo pregio.

Tutto il possente apparato difensivo, a cui si accede per un’unica strada tagliata nella roccia, sembra essere un prolungamento del masso che lo sostiene, fino alla punta più alta dello sperone dove svetta la Fortezza di Francesco di Giorgio Martini (XV sec).

La città un tempo si chiamava Monte Feltro, da Mons Feretrus, nome legato all’importante insediamento romano sorto intorno al tempio consacrato a Giove Feretrio. Fu oggetto costante di contesa, finchè venne definitivamente conquistata nel 1441 dal giovane Federico da Montefeltro, che duramente contrastò i Malatesta nel dominio della Valle del Marecchia.

Ospitò personaggi come Dante e San Francesco d’Assisi, che qui ricevette in dono il Monte della Verna. Devoluta allo Stato Pontificio nel 1631, divenne aspro carcere dove, tra gli altri, finirono i propri giorni il Conte di Cagliostro (1795) e Felice Orsini (1844).

Annoverato tra “I Borghi più Belli d`Italia”, il mirabile centro storico sprigiona il suo fascino in ogni periodo dell’anno. Oltre alla suggestiva fortezza, si offrono immediatamente allo sguardo gli antichi edifici romanici: Pieve, Cattedrale e Torre.

A essi si affiancano numerosi palazzi rinascimentali, come il Palazzo Mediceo, con l’elegante Museo di Arte Sacra, la residenza dei Conti Severini-Nardini, il Palazzo Della Rovere, sede del Municipio.

Da San Leo si gode una magnifica vista sui monti circostanti, lungo la vallata del Marecchia, giù fino al mare.

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Montescudo – Montecolombo

Montescudo – Montecolombo e’ Situato nella Valle del fiume Conca, la località fa parte dei territori della Signoria dei Malatesta. Siamo su un crinale che divide la piana riminese dalla via che conduce verso i primi monti dell’Appennino, a suo tempo punto strategico per il controllo del territorio.


PERCHÉ VISITARLA

Le campagne circostanti, coltivate a vigneti e uliveti, disegnano un paesaggio rilassante che dolcemente scivola a valle. Risalgono all’epoca malatestiana i vari interventi sul castello.

Queste due località, unite dal 2016 in un comune unico, formavano una solida barriera a protezione della pianura riminese. I Malatesta attribuirono al luogo una fondamentale funzione del loro sistema di difesa e vi edificarono una robusta rocca, a “scudo” della città di Rimini, che ancora oggi conserva la sua tipica planimetria medievale.
Il territorio, che un tempo appartenente alla Signoria dei Malatesta, è ricco di testimonianze archeologiche legate alla secolare lavorazione dell’argilla.


DA NON PERDERE

Museo della Linea Gotica Orientale – Chiesa della Pace
È stata una antica pieve, oggi dopo un corposo restauro è diventata la “Chiesa della Pace” dedicata alla fratellanza dei popoli che da queste parti si sono duramente combattuti durante la Seconda Guerra Mondiale. A ricordo dei tragici fatti aggregato alla chiesa c’è il Museo della Linea Gotica Orientale, che raccoglie appunto reperti e testimonianze delle battaglie avvenute in zona.

Museo Etnografico
Nella canonica adiacente alla chiesa di Valliano, immersa nel verde e custode di affreschi bellissimi, è stato allestito un piccolo ma davvero interessante e ben curato museo etnografico. L’allestimento focalizza l’attenzione su un aspetto peculiare della struttura socio-economica del territorio: la casa rurale come centro del mondo contadino.


SULLA TAVOLA

Montescudo è famoso per le sue patate che, per la particolare natura dei terreni, hanno acquisito caratteristiche del tutto speciali. Sono più consistenti e saporite e si prestano magnificamente per la preparazione degli gnocchi.
Anche gli altri prodotti locali (vini, miele , formaggi) sono valorizzati nello speciale circuito “Sapori di Montescudo e Montecolombo” che mette insieme produttori, ;ristoratori e rivenditori.


APPUNTAMENTI DI RILIEVO

Sagra della patata. Seconda domenica di Agosto
Una ricca sagra di paese interamente dedicata a questo prodotto e ai vari modi di cucinarlo. Molto frequentata per l’ottima cucina e per i vari intrattenimenti.


NEI DINTORNI

Santuario di Valliano
Il Santuario è posto in una frazione immersa nel paesaggio rurale. All’interno della Chiesa si trovano importanti affreschi quattrocenteschi, tra i più belli e ben conservati della Signoria, attribuiti alla scuola del Ghirlandaio.

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Montegridolfo

Montegridolfo e’ Una schiera di castelli posti a breve distanza l’uno dall’altro doveva garantire la difesa della Signoria dei Malatesta verso le confinanti terre marchigiane sottoposte al ducato di Urbino.
Montegridolfo era ed è ancora oggi posto a guardia del crinale che divide la Valle del Conca, sul versante romagnolo, dalla valle del Foglia sul versante marchigiano.


PERCHÉ VISITARLA

È un borgo tutto chiuso da alte mura con l’accesso protetto da una torre con porta d’epoca medioevale, un borgo integro nella sua struttura, che ha visto un’opera di restauro accurata ed integrale, con lo scopo di far rivivere il paese in una prospettiva di ospitalità, turismo e cultura.

Montegridolfo fu uno dei capisaldi della Linea Gotica orientale.
Oggi fa parte de “I Borghi più Belli d’Italia” e di “Borghi Viaggio Italiano”.


DA NON PERDERE

Porta d’accesso
Si tratta dell’accesso fortificato al borgo, la porta, decisamente bella, risale al 1500.
Vi sono segni evidenti dell’esistenza del ponte levatoio.

Chiesa di San Rocco
Si trova appena fuori le mura e custodisce tre testimonianze artistiche eseguite in secoli diversi sulla stessa porzione di muro, creando così tre raffigurazioni sovrapposte.

Museo della linea gotica
Si trova fuori dalle mura all’intero di una struttura che ricorda quella di un bunker.


SULLA TAVOLA

Il piccolo borgo e i suoi dintorni propongono numerose opportunità per degustazioni enogastronomiche.

Prodotto principale di queste terre è sicuramante l’olio. Sono numerosi i produttori “casalinghi” ma esistono anche aziende che commercializzano questo ottimo olio che ha caratteristiche di profumo e gusto particolari e molto intenso.


PER TENERSI IN FORMA

Dal castello fino a Trebbio si sviluppa un sentiero natura con uno sviluppo di circa 5 km fatto apposta per belle passeggiate nel verde.


APPUNTAMENTI DI RILIEVO

Rievocazione della via Crucis. Venerdì di Pasqua
In costume d’epoca la processione parte dalla chiesa di San Rocco e si snoda per le vie del centro storico illuminato dalle fiaccole.

La Montegridolfo liberata. Agosto
Celebra l’anniversario della liberazione del Comune di Montegridolfo dall’occupazione tedesca offrendo un coinvolgente tuffo nel passato.

Olio novello in tavola. Dicembre
Si attribuisce un premio alla miglior produzione dell’anno. Si tengono anche convegni e degustazioni.

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Saludecio

Chi risale il primo tratto della Valconca, fatti pochi chilometri dal mare distingue chiaramente su un poggio il profilo caratteristico di Saludecio con i campanili, le torri e le mura.


PERCHÉ VISITARE SALUDECIO

In questo versante della Signoria dei Malatesta le colline hanno un profilo dolce e allungato, ideale per costruirvi castelli e paesi nei quali scopi difensivi e sviluppo civile hanno convissuto e dato il meglio.
Così è stato per Saludecio che, a partire dal 1500 fino al 1800, è divenuta la cittadina più importante di questa parte della Valconca. Una piccola capitale dove palazzi raffinati e casupole di borgo hanno creato uno stile popolare e nobile allo stesso tempo, che si è mantenuto intatto fino ai nostri giorni.

Una grande chiesa, quasi una cattedrale, domina la piazza; un piccolo ma curato museo racconta l’arte e la storia del paese; le mura sono circondate da viali alberati e giardini, le vie interne si animano durante l’estate grazie ad una serie di rassegne e feste.


DA NON PERDERE A SALUDECIO

Porta Marina, sec. XIV
È la porta d’ingresso principale al paese, una bella struttura risalente all’epoca di Sigismondo Pandolfo Malatesta che, con gli edifici vicini, ci da l’idea di quello che doveva essere l’insieme della fortificazione del paese.

Murales del borgo
Un policromo ed originale museo en plain air che si snoda fra vicoli e piazzette del centro storico.

Museo di Saludecio e del Santo Amato Ronconi
Un interessantissimo museo d’arte sacra dove sono esposti arredi, paramenti ed ex-voto di ottima fattura.

Chiesa di Biagio
È stata giustamente definita una piccola cattedrale, non solo per le sue dimensioni e la sua pregevole architettura settecentesca, ma anche per il notevole patrimonio di opere d’arte che custodisce e la presenza nello stesso edificio delle spoglie del veneratissimo Santo Amato Ronconi.


PER TENERSI IN FORMA

Molto interessanti le passeggiate intorno al castello di Cerreto e a Montepetrino verso la Valle del Ventena di Saludecio: siamo in una parte particolarmente ben conservata delle colline della media Val Conca, che offre paesaggi notevoli soprattutto in primavera ed in autunno. Ottimi i percorsi per trekking e mountain bike.


APPUNTAMENTI DI RILIEVO

Saluserbe, festa di primavera
25 aprile e giorni intorno.
Manifestazione dedicata alla vita naturistica con particolare riferimento all’erboristeria, all’alimentazione e all’agricoltura biologica; l’iniziativa si sviluppa con mostre, convegni e un mercatino di primavera.


NEI DINTORNI

Osservatorio Astronomico Niccolò Copernico
Osservazioni guidate della volta celeste: con l’aiuto di esperti si possono organizzare intere serate per scoprire le meraviglie del cielo stellato.

Castello di Cerreto
È uno dei più bei borghi rurali di tutta la Signoria dei Malatesta e conserva ancora evidentissime tracce delle strutture fortificate d’epoca medioevale. Si trova a qualche chilometro da Saludecio, dopo Mondaino, ed è immerso in un paesaggio rurale e naturale di notevole valore sopra la Valle del Ventena.
Una visita permette di capire quale doveva essere la vita di queste comunità in epoche poi non così lontane. Cerreto è famoso nel Riminese anche per il suo singolare carnevale e per le buffe storie che si raccontano sui suoi abitanti, che oggi sono davvero pochissimi.

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Montefiore conca

Aguzzando la vista nelle giornate terse è possibile scorgere dalla costa un solitario gigante immerso nel verde del territorio della Signoria dei Malatesta: è il castello di Montefiore, baluardo difensivo e dimora estiva della potente famiglia.


PERCHÉ VISITARLA

Montefiore è la capitale medioevale della Vallata del Conca e uno dei paesi della Signoria dei Malatesta più integri e affascinanti. Qui si respira un’aria particolare. Sarà per la rocca imponente con le sue linee severe che si scorgono sin dal mare, saranno i boschi e le campagne che circondano il centro storico, saranno le sue botteghe di artigiani, i suoi antichi rituali, la vista dei monti dell’Appennino e di tutta la costa romagnola: tutto contribuisce a creare una situazione speciale dove storia e natura hanno trovato un ottimo equilibrio.

All’interno delle vecchie mura si possono ammirare la cappella dell’Ospedale del Pozzo, la chiesa di San Paolo, il grazioso teatro ottocentesco.
Suggestive manifestazioni notturne vengono organizzate nelle serate estive.
Attorno al castello, numerosi i ristorantini della tradizione.


DA NON PERDERE

Rocca Malatestiana
È il più potente simbolo del potere malatestiano di tutta la Valle del Conca, forse il più singolare della Signoria e le sue geometrie offrono davvero scorci unici. Dal terrazzo più alto si vedono i monti dell’Appennino marchigiano e S. Marino sembra a due passi.

Chiesa di San Paolo XIV sec.
È la chiesa parrocchiale di Montefiore; dell’architettura trecentesca si noti la struttura esterna complessiva e il portale. All’interno un bel crocefisso ligneo della Scuola Riminese del ‘300, un affresco della Madonna con Bambino e angelo di Bernardino Dolci (sec. XV) e la importante pala della Madonna della Misericordia di Luzio Dolci (sec. XVI).

Porta Curina sec. XIV, XV e interventi successivi
È la porta di accesso al borgo fortificato.

Passeggiata intorno alle mura
Le mura cingono tutto il borgo e la strada che le costeggia offre oggi una breve ma gratificante passeggiata in un ambiente naturale di prim’ordine. Nei pressi del bel edifico di Porta Nova si sale verso il Parco (accessibile anche da sotto la Rocca): si tratta senza dubbio di uno degli spazi verdi più spettacolari del Riminese e della Romagna.


SULLA TAVOLA

Montefiore va fiera della sua produzione d’olio, la posizione dei suoi uliveti è invidiabile, l’olio che ne esce è robusto e con un gusto ben definito. I frantoi producono una discreta quantità di olio prevalentemente con olive locali. Ottima produzione di formaggi con assoluto rispetto delle tecniche naturali. In stagione si possono acquistare le castagne locali presso le botteghe del paese.


PER TENERSI IN FORMA

Da Montefiore partono numerosi sentieri belli da percorrere a piedi o in mountain bike: si attraversano tutte le campagne circostanti dove si ha un singolare rapporto tra zone selvatiche e zone coltivate. Di grande interesse e spettacolarità tutta la sentieristica segnata che porta verso la Valle del Ventena e Gemmano.


APPUNTAMENTI DI RILIEVO

Processione del Venerdì Santo. Venerdì di Pasqua
Un rituale religioso antico di secoli: la tradizione della processione in costume non si è mai interrotta e ancora oggi i vari ruoli vengono tramandati in ambito familiare. Una sacra rappresentazione dove compaiono le varie figure della passione di Cristo, il cireneo, gli apostoli, i legionari romani e Pilato, gli angeli, le pie donne e altri ancora. Il tutto accompagnato dalle Confraternite con le loro vesti e cappucci e dalla banda cittadina.

Rocca di Luna. Luglio
Due giorni o meglio due lunghe notti durante il plenilunio di luglio ricche di spettacoli, mostre, mercatini, assaggi e degustazioni in un’atmosfera seducente dedicata al satellite che ispira romanticherie e follie. La Rocca e le vie del borgo piene di ombre e luci soffuse contribuiscono a creare un clima del tutto speciale.

Sagra della castagna. Domeniche di ottobre
Sagra dedicata a questo frutto che per una rara situazione naturale cresce nei boschi intorno a Montefiore. In diverse zone si trovano castagneti  secolari sviluppati a quote relativamente basse e confinanti con uliveti: per questa particolarità Montefiore è citato in diversi studi sulla vegetazione italiana.

Presepe vivente. Periodo natalizio
Tutto il centro storico diventa la suggestiva cornice della rievocazione della nascita di Gesù. Le mura antiche, il chiarore delle torce e dei fuochi, i figuranti in costume creano una atmosfera coinvolgente.


NEI DINTORNI

Appena fuori dal centro si trova il Santuario della Madonna di Bonora, dove da secoli si venera l’immagine della Madonna che allatta (XV sec.).


UFFICI INFORMAZIONI

UIT Montefiore ConcaVia Roma 3 Montefiorino (MO) telefono: 0541 980035 fax:0541 980206 segreteria@comune.montefiore-conca.rn.it Apertura: Stagionale

Entroterra e i borghi di Rimini

Sassofeltrio

Edificato su uno sperone di roccia gessosa, in posizione panoramica rispetto alla sottostante Valle del Conca, Sassofeltrio è un borgo di origini medievali che conserva tutt’oggi intatta la struttura originaria del centro storico, mentre purtroppo ha perso quasi completamente ogni traccia della Rocca che dominava il paese dal suo punto più alto, al cui posto sorge oggi un grazioso parco pubblico ideale per le famose osservazioni panoramiche che sono valse a questo luogo l’appellativo di “Terrazza del Montefeltro”.

La storia di Sassofeltrio affonda le sue radici nel periodo iniziale del medioevo, citata dagli storiografi fin dal 756 d.C., quando venne donata allo Stato della Chiesa da Pipino il Breve, Re dei Franchi, con la denominazione di “Serra del Sasso”.

Successivamente la località, chiamata ora “Sassum”, venne concessa in feudo a Ulderico di Carpegna, per poi essere interessata dalla dominazione dei Malatesta, che ne sfruttarono la posizione favorevole per erigervi una poderosa fortezza, ed ebbe una notevole importanza nel succedersi degli eventi bellici tra la signoria di Rimini e quella dei Montefeltro.

Nel 1463, dopo un lungo periodo di assedio, la fortezza cadde per mano di Federico da Montefeltro, passando quindi sotto il dominio dei signori di Urbino, che ricostruirono la Rocca affidandone la progettazione al famoso architetto Francesco di Giorgio Martini, e mantennero il controllo sul borgo fino al 1631 quando, assieme a tutto il Ducato di Urbino, Sassofeltrio tornò allo Stato della Chiesa rimanendovi fino all’unità d’Italia, nel 1861.

Il borgo si presenta oggi come un caratteristico agglomerato di case, solcato da un’unica via principale che lo divide in senso longitudinale ed ancora circondato dalle poderose mura di fortificazione che ne testimoniano l’origine medievale.

Nel punto più elevato del paese, dove un tempo sorgeva la Rocca andata poi in rovina nel corso dei secoli, si trova il parco pubblico, dal quale si aprono magnifiche vedute a 360° che spaziano dal mare alla catena appenninica, con una particolare menzione per la vicina rupe di San Marino che si erge maestosa mostrando il suo inconfondibile profilo. All’interno del parco sono posizionate le pochissime tracce rimanenti dell’antica Rocca, tra cui un grosso orologio ed uno stemma araldico su pietra ora posizionato nella moderna costruzione che sorge al centro dei giardini.

All’interno del centro storico è degna di nota la Chiesa Parrocchiale, con il suo alto campanile che svetta sui tetti delle abitazioni, ospitante al proprio interno numerose opere realizzate da artisti locali, mentre subito fuori dalla cinta muraria si trovano il Municipio, che conserva nella sala del consiglio gli antichi stemmi testimonianti il dominio Malatestiano, ed una piccola chiesetta consacrata a Santa Maria delle Grazie.

Nel territorio comunale si trova, in località Valle Sant’Anastasio, una rinomata sorgente di acque sulfuree ed alcaline, mentre a poca distanza dal capoluogo sono presenti delle ricchissime cave di gesso, il cui sfruttamento costituisce l’attività produttiva principale di Sassofeltrio.

Come arrivare a Sassofeltrio

Il paese è situato nel cuore della Valle del Conca, per raggiungerlo dall’autostrada A14 uscire a Cattolica, quindi imboccare la provinciale Valconca attraversando San Giovanni in Marignano e Morciano di Romagna, giungendo quindi alla frazione di Fratte dalla quale si seguono le indicazioni per Sassofeltrio, che dista circa 4km da quest’ultima località.

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Gradara

Gradara è conosciuta soprattutto per la sua bella Rocca e per le vicissitudini strettamente legate al suo castello, soggetto nei secoli al dominio delle famiglie Malatesta, Sforza e Della Rovere, e memorabile palcoscenico della storia d’amore di Paolo Malatesta e Francesca da Rimini, resa immortale dai versi del Canto V dell’Inferno di Dante. Gradara è Capitale del Medioevo, dell’Amore e Anima di Francesca.

Gradara merita i prestigiosi riconoscimenti di Paese Bandiera Arancione e di Borgo più Bello d’Italia. Possiede due cinte murarie: la più esterna, scandita da torrioni e torricini quadrati merlati, fornisce un forte impatto scenografico al visitatore ed è tutt’oggi percorribile; la cinta muraria intermedia, quella che separa il borgo dalla Rocca, si raggiunge attraversando la Porta dell’Orologio e percorrendo via Umberto I sulla quale si affacciano basse palazzine con botteghe e luoghi di convivio. L’impianto originario della Rocca risale al XII secolo e furono apportati ampliamenti e modifiche sotto il dominio dei Malatesta e degli Sforza, fino a proseguire nei secoli XVIII e XIX.

Ad oggi la struttura presenta pianta quadrata con un possente torrione poligonale sul lato nord est. Gli interni visitabili tutto l’anno sono arredati con mobili del ‘400 e ‘500 e decorati con pregevoli affreschi, particolare attenzione meritano il camerino di Lucrezia Borgia e la camera di Francesca ma soprattutto le magnifiche opere d’arte rinascimentale esposte, come la pala di terracotta invetriata di Andrea della Robbia e la famosa pala di Giovanni Santi padre di Raffaello.

Attorno al castello si può percorrere la Passeggiata degli Innamorati o i sentieri del Bosco di Paolo e Francesca che cingono la collina, da cui si può ammirare il paesaggio rurale del pesarese, dove si mescolano campi coltivati e la vegetazione tipica della macchia mediterranea grazie ad uno spettacolare scorcio sul mare.Entroterra e i borghi di Rimimi

Nel favoloso contesto del Borgo medievale oltre alla Rocca e ai Camminamenti di Ronda, si possono visitare altri luoghi della cultura come il Museo Storico e la sua grotta, Palazzo Rubini Vesin nuovo spazio espositivo per eventi mostre e matrimoni, il Teatro Comunale, il Teatro dell’Aria parco ornitologico e centro di falconeria, infine il percorso di street art  “Oltre le Mura”.

Il Piatto tipico di Gradara sono i “Tagliolini con la Bomba” 

un piatto della tradizione contadina condito con cipolla e lardo, ma anche la Amor piada ovvero la piada marchignola da assaporare passeggiando tra le vie del borgo di Gradara, frutto della passione e della tradizione del territorio che mostra un “cuoreantico” per la sua forma romantica realizzata con pregiate farine prodotte in queste terre di confine.

A Gradara si può acquistare il “Profumo di Paolo e Francesca” due fragranze esclusive per uomo e donna e il gioco da tavolo “Intrighi a Gradara” gioco di carte nel quale i giocatori impersonano le grandi famiglie storiche legate a Gradara e al Montefeltro.

Sono davvero tanti gli itinerari guidati proposti per tutti colori che visitano Gradara in ogni periodo dell’anno, ma anche laboratori, servizi educativi e proposte didattiche.Gli eventi di rilievo che hanno luogo a Gradara nel corso dell’anno sono: 

  • Gradara d’amare (febbraio),
  • Giovedì al castello (giugno/settembre),
  • Assedio al Castello (luglio),
  • The Magic Castle Gradara (agosto),
  • Castello di Natale (dicembre).

INFORMAZIONI TURISTICHE

GRADARA INNOVA Tel.0541.964673 Cel.331.1520659 info@gradarainnova.com
PROLOCO DI GRADARA Tel 0541964115 cell. 3401436396 info@gradara.org

SITO UFFICIALE GRADARA 

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